Prof. di matematica sulla tesina
“Puoi prendere una carica, che però non è carica, e quindi non è una carica…”
Prof. di fisica parlando del campo magnetico
Due Ciliegi innamorati
nati distanti, si guardavano senza potersi toccare. Li vide una Nuvola, che mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie… ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono. Li vide una Tempesta, che mossa a compassione, urlò dal dolore ed agitò i loro rami.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono. Li vide una Montagna, che mossa a compassione, tremò dal dolore ed agitò i loro tronchi.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono. Nuvola, Tempesta e Montagna ignoravano, che sotto la terra, le radici dei Ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo.
Anonimo
“Dovete avere un livello di SEGUIMENTO adeguato”
Prof. di chimica
“Con la Palestina nel cuore” – Don Walter Fiocchi
Durante l’incontro tenutosi il 30 marzo nell’auditorium della nostra scuola, Don Walter Fiocchi ci ha raccontato la sua esperienza che ogni anno ripete in Palestina, e ci ha spiegato l’attuale situazione del popolo palestinese. Don Walter, oltre ad aver conseguito gli Ordini Sacri e aver studiato presso la facoltà di Teologia, è anche un giornalista. Il suo interesse per questa terra nasce nel 1996, durante una comune visita ai Luoghi Santi, ma presto si accorge che non è sufficiente ricordare gli avvenimenti passati e che è necessario sottolineare ciò che accade al giorno d’oggi.
La Palestina di fatto non esiste, in quanto è stata soggiogata dallo stato di Israele: i territori palestinesi infatti sono sotto occupazione militare dal1968. Acausa dell’immigrazione degli ebrei nei territori palestinesi, aumentata nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, iniziano le incomprensioni tra i due popoli. L’ONU, nel 1947, mette in atto un progetto di spartizione: il 46% del territorio sarebbe toccato ad Arabi e Palestinesi, mentre il restante 54% agli Ebrei. I palestinesi, scontenti di avere la parte minore di territorio, rifiutano il progetto. Il popolo ebraico inizia dunque a conquistare parti del territorio, finchè nel 1948 nasce lo stato di Israele: i palestinesi sono costretti a scappare e rifugiarsi in campi profughi in scarse condizioni mediche e igieniche, inoltre acqua e elettricità possono essere utilizzate a discrezione degli Israeliani. Attualmente ci sono circa dodici milioni di Palestinesi in tutto il mondo, di cui tre milioni e mezzo abitano la Cisgiordania e Gaza (dove vi è una densità di popolazione di circa duemilaseicento abitanti al chilometro quadrato) e cinque milioni sono costretti a rimanere nei campi profughi perché le loro case sono state rase al suolo oppure occupate dallo stato di Israele. I territori palestinesi inoltre sono separati dagli Israeliani per mezzo di un muro: ciò significa che per oltrepassare questa barriera, e quindi avere la possibilità di andare a lavorare, a scuola, all’ospedale, devono sottoporsi al controllo di giovani militari ogni giorno. Per quanto riguarda la comunità internazionale, essa non si interessa di questi comportamenti, oppure lo stato di Israele non si interessa riguardo le disposizioni della comunità internazionale.
1) Non è pericoloso scegliere come meta di un pellegrinaggio un paese sotto occupazione militare come la Palestina?
Potrei rispondere che, intanto, si fanno pellegrinaggi in Terrasanta, perché – di per sé – la Palestina non esiste! Non c’è più la Palestina storica, perché il suo territorio è ora diviso tra lo Stato di Israele, i Territori Palestinesi occupati militarmente, parte della Giordania. E la Terrasanta (quella legata alla storia biblica e dunque alle origini dell’Ebraismo e del Cristianesimo) va dall’Egitto alla Mesopotamia, comprendendo dunque Israele, i Territori palestinesi, l’Egitto, la Giordania, la Siria, il Libano e l’Iraq!
E si va in pellegrinaggio in Terrasanta perché la Terrasanta è terra di tutti, è anche terra nostra. Ciò che conta è il modo di organizzare i pellegrinaggi in Terrasanta. In molti casi sono solo “turismo religioso”, legato agli aspetti storico-archeologici o ad una proposta “spirituale” disincarnata e sostanzialmente indifferente alle persone che in quella terra vivono, lavorano, soffrono, combattono, amano, odiano: la “lettura biblica” che si propone potrebbe essere proposta tale e quale anche in una delle nostre parrocchie! Ci sono pellegrinaggi che non vedono l’occupazione militare, non si accorgono del “Muro”, non “sentono” la paura quotidiana degli israeliani e l’umiliazione dei palestinesi, lo stridente contrasto tra ricchezza e povertà; il rischio di taluni pellegrinaggi è quello di vivere in una condizione al di fuori del tempo e del luogo; non c’è nessun incontro con le altre due grandi esperienze religiose (l’ebraica e l’islamica) perché molti camminano per la Terrasanta pensando che noi (cristiani, cattolici) siamo i “buoni” e gli altri sono i “cattivi”. Il pellegrinaggio è anche incontro con la Chiesa Madre di Gerusalemme e vicinanza e sostegno ai cristiani di Terrasanta, che però hanno “la sventura” di essere cristiani arabi, palestinesi e perciò segnati dal “sospetto” con cui guardiamo gli arabi e i palestinesi, vittime come siamo della scandalosa e menzognera informazione massmediale. Ma i pellegrini sono “sacri” per tutti e dunque ben accolti da tutti. E un pellegrinaggio serve ad abbattere “muri” e a creare “ponti” di pace, di giustizia, di solidarietà. Non abbiamo avuto né paura né guai o intoppi neppure dal 2000 al 2004, durante la pur violenta “intifada”. La nostra presenza per loro significa: “Voi non vi dimenticate di noi, delle nostre sofferenze. Per voi esistiamo. Dunque: Grazie!”. C’è di certo qualche disagio… ma per noi dura solo otto giorni. Qualcuno vive difficoltà. Disagio, insicurezza, umiliazione da più di sessanta anni!
2) È paradossale quasi che la “Terra Santa”, culla del cristianesimo e dell’Amore di Dio sia oggi scenario di lotta e di dolore. Come fa a trovare ogni anno la voglia di tornare?
Gerusalemme etimologicamente significa “la città della pace” (Jeru = città e shalaim = dalla radice ebraica shalom-pace), ma in realtà il nome ha anche un significato opposto non di derivazione ebraica, perché Gerusalemme in origine non è ebraica: Jeru = città , shallu = dio della guerra. Allora se Gerusalemme è “la città del dio della guerra” non c’è proprio speranza per il suo destino? No, l’uomo e l’umanità intera sono chiamati a conformare la Gerusalemme terrena sul modello della Gerusalemme celeste, vera città della pace e della giustizia, città dove si intraprende la strada del dialogo e del rispetto.
Gerusalemme, città cara a tutte e tre le tradizioni religiose abramitiche e monoteiste, città verso la quale secondo le profezie convergeranno tutti i popoli per farla diventare la città della pace, in cui tutte le nazioni si riuniranno, ma al tempo stesso città nella storia, lacerata, distrutta, simbolo più di odio che di amore. Città sulla quale Gesù ha pianto. E tuttavia anche questo è il mistero di Gerusalemme, che rivela il profondo rapporto che c’è tra la fede e la pace (come a dire che senza fede non può esservi pace). È la Città delle tre radici: il popolo ebraico è eletto per santificare la città e Gerusalemme diventa così la città delle sue radici, è chiamato da Dio a preparare la venuta del Messia Salvatore del mondo; Gesù Cristo, Parola di Dio incarnata, vi è morto e risuscitato, e Gerusalemme diventa la città delle radici del popolo cristiano; l’islam è venuto, ha riconosciuto la santità della città, l’ha chiamata la «santa» e vi è rimasto dal secolo settimo fino a oggi. Ed oggi, e da secoli, tutti i tre monoteismi insieme a Gerusalemme. E per tutti noi, Gerusalemme è la città santa, e così deve rimanere. Il futuro di Gerusalemme sta scritto nel suo nome: città della pace. Una città dove la Parola di Dio e la dignità umana si collegano strettamente.
Proprio per questo dopo la prima esperienza ti viene la nostalgia di Gerusalemme e ti senti chiamato a dare una mano per far spuntare la pace, la fraternità, la giustizia, la libertà, la nonviolenza, il disarmo, l’unilateralità del disarmo, il perdono, la rinuncia evangelica, la povertà, la gratuità, la tenerezza… E senti, prepotente, la voglia di tornarci!
3) Durante un’assemblea nel giorno della Memoria della Shoah, una ragazza del nostro istituto ha posto la domanda: “Come mai si ricorda il genocidio degli Ebrei e mai quello dei Palestinesi?”. Lei cosa si sentirebbe di rispondere?
Ha scritto Stefano Nahmad, la cui famiglia ha subito le persecuzioni naziste: «Hai fatto una strage di bambini e hai dato la colpa ai loro genitori dicendo che li hanno usati come scudi. Non so pensare a nulla di più infame (…) li hai chiusi ermeticamente in un territorio, e hai iniziato ad ammazzarli con le armi più sofisticate, carri armati indistruttibili, elicotteri avveniristici, rischiarando di notte il cielo come se fosse giorno, per colpirli meglio. Ma 688 morti palestinesi e 4 israeliani non sono una vittoria, sono una sconfitta per te e per l’umanità intera». Non è difficile oggi trovare molti che la pensano come la ragazza del vostro Istituto… Molti dicono: “Ogni anno si fanno delle cerimonie per ricordare lo sterminio degli ebrei, ma gli ebrei non sono i soli che hanno subito violenza. Perché ogni anno dobbiamo stare lì a sentire i loro pianti quando altri popoli sono stati ammazzati ugualmente e nessuno se ne preoccupa?”.
Sia ben chiaro: nessuno mette in dubbio la verità storica della Shoà, neppure i più appassionati alla causa palestinese e sempre pronti a criticare con durezza Israele. Bisognerebbe leggere le pagine di Primo Levi. Però tanti si chiedono: perché non si fanno cerimonie pubbliche dedicate allo sterminio dei rom, dei pellerossa, dei gay, o allo sterminio in corso dei palestinesi? perché nessuno ha pensato a un giorno della memoria dedicato all’olocausto africano (pochi anni fa un milione di persone sono morte nelle lotte tribali tra Tutsi e Hutu in Burundi, in fondo nell’indifferenza del mondo)? Pensiamo ai milioni di africani deportati da negrieri schiavisti, pensiamo all’irreparabile danno che questo ha prodotto nella vita dei popoli d’Africa… e mi viene da dire: “Nel giorno della memoria si ricorda l’Olocausto ebraico perché attraverso questo sacrificio si ricordano tutti gli Olocausti sofferti dai popoli di tutta la terra.”
4) Ci ha raccontato la storia di Khaled che a soli 17 anni rischia il carcere perché forte sostenitore delle sue idee. Avendo avuto esperienze con giovani così determinati, che consiglio si sente di dare ai ragazzi di questa scuola?
Non solo Khaled, ma tanti sedicenni palestinesi rischiano il carcere per un “reato” che, per fortuna, tale viene poi riconosciuto dai Tribunali israeliani: un reato di opinione, esprimere cioè le proprie idee sull’ingiustizia, sulla segregazione di un popolo, sul furto di terra, acqua, ulivi, lavoro, sulla dura e spesso violenta occupazione militare, sull’impossibilità di muoversi liberamente nella propria terra, sulla difficoltà di andare a scuola, all’Università, a trovare amici e parenti (difficoltà perché qualcuno ti toglie le fondamentali libertà e innalza un terribile Muro)… Sono ragazzi come voi, con i vostri stessi gusti, le stesse passioni, gli stessi amori, gli stessi sogni; ragazzi che amano la musica, gli abiti e le scarpe di marca, l’iPhone e l’iPad, che si divertirebbero – se potessero – come un ragazzo o una ragazza di Torino, Carmagnola, Milano, Roma, ma anche Parigi, Londra o New York… Anche per loro il mondo si è fatto piccolo, è un grande “villaggio globale” a cui tutti apparteniamo… Ma per loro il villaggio è piccolissimo, microscopico e, soprattutto, recintato da un Muro alto almeno otto metri che ti chiude ogni orizzonte. E da sempre sono abituati a vedere sodati armati di tutto punto che ti proibiscono cose e che si comportano da padroni in casa tua e che ti fanno capire che potresti vivere se te ne vai altrove… Questo fa maturare i ragazzi, li spinge ad avere pensieri e atteggiamenti che gli adolescenti non dovrebbero ancora avere, fa crescere dentro anche la rabbia, ma fortunatamente la sanno tenere a freno. L’unico sfogo è, a volte, il lancio di sassi che ben poco possono di fronte ad un’auto blindata o ad un carro armato. Sono ragazzi come voi ma non possono vivere come voi: liberi!
Non ho consigli da dare ai ragazzi e alle ragazze della vostra scuola, se non quello di apprezzare l’essenziale di cui voi godete e che non sempre si apprezza: la libertà, che è la qualità che ci fa esseri umani. La libertà è ciò che ci permette di crescere, di pensare, di comunicare, di realizzare noi stessi e i sogni che ci portiamo dentro. Apprezzatela e camminate tenendo sempre, pur nella frenesia propria dei vostri anni, uno stretto collegamento tra il cuore e il cervello! E non dimenticate i vostri coetanei che sono costretti a diventare “grandi” quando avrebbero diritto a non avere ancora “pensieri pesanti”!
Arianna Bauducco e Alice Rubinetti (4 D Europeo)
(Dal giornalino “El-loco”, n°4 aprile 2012)
“E Napoleone fondò la repubblica CISPIADINA!!!”
Prof. di storia
Aprile di Libertà
È molto difficile stabilire il momento esatto in cui nasce una dittatura. Più semplice (e decisamente più funzionale) è individuare il processo che, attuato da una singola persona o da un governo dei pochi, nel suo complesso, riduce uno stato a un governo autoritario. Questa involuzione è costituita da piccole limitazioni che, giorno dopo giorno, si sommano insieme per costituire un’unica gabbia e tomba del vivere democratico: tali restrizioni, se esaminate singolarmente, assumono un carattere quasi neutro, lungi dall’essere allarmanti; le stesse, se osservate globalmente, si rivelano con prepotenza essere in realtà i sicari della legalità, della dignità e della libertà.
La resistenza partigiana, di donne e uomini che non tolleravano la condizione di sudditanza e sottomissione rispetto a un reo folle, promotore della violenza e del pensiero omologato, a partire dall’8 settembre 1943 ha combattuto, prima ancora che per la libertà, per l’idea stessa di libertà, affinchè, dopo 20 anni di umiliazioni e mutilazioni sociali, ritornasse ad essere di competenza di tutti.
Il 25 Aprile 1945 l’Italia è liberata dal nazifascismo.
Il 25 Aprile 1945 l’Italia è liberata da un’ideologia ufficiale improntata su una filosofia assolutistica che prevede l’identificazione forzata dell’individuo con lo Stato e la subordinazione dell’individuo allo Stato in ogni aspetto della vita.
Il 25 Aprile 1945 l’Italia è liberata dal culto della violenza, fisica e psicologica, dal controllo totale dei mezzi di comunicazione, dall’imposizione di un’unica cultura ritenuta ortodossa.
Il 25 Aprile 1945 l’Italia è liberata dalla repressione dell’opposizione politica e ideologica di singoli o gruppi, e del dissenso in ogni sua forma.
Dal 25 Aprile 1945 l’Italia è libera ed è in grado di assumere la forma di Repubblica Italiana: nella resistenza partigiana fonda le sue radici la Costituzione, composta a partire dai princìpi della democrazia e dell’antifascismo.
Nel 2012 la resistenza continua. Qualcuno disse :”Possono privarti della tua casa, dei tuoi beni, dei tuoi affetti familiari. Ciò avviene in tutte le guerre. Ma non potranno mai spogliarti delle tue idee”. Ma resistiamo per davvero: combattiamo per la cultura, per la libera diffusione delle idee, proteggiamo la scuola pubblica, l’istruzione, promuoviamo l’impegno sociale, la democrazia, la legalità, l’anti-mafia, la partecipazione politica di tutta la cittadinanza; creiamo momenti di discussione e baratto delle idee, favoriamo la nascita di posizioni e pensieri alternativi, come l’arte indipendente; conserviamo, tuteliamo, miglioriamo quella libertà, e quella capacità di concepire l’idea di stato libero, che la resistenza partigiana ci ha lasciato in eredità.
Sessione esame Ecdl spostata
Si comunica che la sessione d’esame Ecdl prevista per lunedì 7 maggio è stata spostata a giovedì 17 maggio con le stesse modalità.
- Lo staff -
“Mi raccomando ragazzi non fate una vita SEDIMENTARIA”
Prof. di biologia
Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
E i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
I cui saggi sono messi a tacere
E i cui fanatici infestano le onde radio
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
Tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i violenti come eroi
E che aspira a governare il mondo
Con la forza e la tortura
Pietà per la nazione il cui fiato è denaro
E che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione Oh pietà per gli uomini
Che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
Dolce terra di libertà !
Lawrence Ferlinghetti
